Salvatore Cuffaro (Raffadali, 1958-2010)

lunedì 25 gennaio 2010

Storia di un presidente

Cresciuto in seno alla Democrazia cristiana e allievo di Calogero Mannino, Salvatore Cuffaro, oggi vice segretario nazionale dell’Udc, viene eletto per la prima volta deputato all’Assemblea regionale siciliana nel 1991, anno in cui si impone sulla scena regionale come terzo degli eletti all’Ars. Nel 1996 è assessore all’Agricoltura e foreste, carica ricoperta per cinque giunte consecutive (prima con il centro-destra come membro del Cdu, poi del centro-sinistra con l’Udeur). Un assessorato – si legge sul sito ufficiale del Presidente – che rappresentava «l’ultimo degli assessorati che avrebbe desiderato» ma che gli procura molta gratitudine dato che gli consente, tra l’altro, di erogare finanziamenti per diecimila miliardi di lire.Sono quelli gli anni in cui Cuffaro consolida attorno alla sua persona l’ampio consenso che lo consacrerà, nel luglio 2001, Presidente della Regione Sicilia con più di un milione e mezzo di preferenze. Il suo successo è tale che viene addirittura coniato un nuovo termine, cuffarismo, per esprimere la sua cifra politica, che lui spiega così ai giornalisti: «Io ascolto la gente. Mi interesso ai suoi problemi. Dicono che abbiamo usato il potere per rastrellare voti. Io sono rimasto in prima fila a parlare con la gente, con gli elettori. […]. Non è che gli risolvessi i problemi, ma almeno li stavo a sentire. Con affetto. Cosa mi chiedono? Di tutto. Come lei vede, la mia porta è sempre aperta. Io ho scritto sui facsimile anche il mio numero di cellulare, così bussano in tanti». Il Presidente ammette che il suo afflato umano potrebbe averlo portato a commettere “molti errori”, ma sostiene di non aver mai frequentato volontariamente persone sapendole mafiose e rivendica il diritto a intrattenere rapporti con pregiudicati per mafia, considerandolo espressione della propria formazione: «Ho sempre avuto culturalmente l’idea che la gente può sbagliare, paga il prezzo, in questo caso alla giustizia, e poi torna a fare il suo lavoro» ha detto ai pm. Tra i suoi errori, uno è rimasto celebre, quello di essere andato – giovane candidato alle regionali per la Dc – a cercar voti a casa dell’imprenditore Angelo Siino. Era il 1991 e Siino sarebbe stato arrestato da lì a poche settimane perché accusato di essere il “ministro dei Lavori pubblici di Cosa Nostra”. Eppure, nonostante le sue amicizie pericolose, Cuffaro piace a molti siciliani che lo eleggono Presidente con vastissimo consenso per ben due mandati consecutivi (contro Leoluca Orlando nel 2001 e contro Rita Borsellino nel 2006). Tra i suoi estimatori ci sarebbe anche Bernardo Provenzano, il quale secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè lo avrebbe sostenuto per le elezioni regionali del 2001. Il vecchio boss corleonese avrebbe individuato in lui il cavallo vincente per la competizione elettorale, perché favorito anche dallo stile della sua politica “vecchio stampo clientelare” – così l’ha definita il collaboratore di giustizia – compatibile alle esigenze dell’organizzazione. Questa volta però la disinvoltura nei rapporti con elettori e sostenitori che contraddistingue il Presidente, non a caso soprannominato anche Totò Vasa-vasa (bacia-bacia), passata al setaccio dalla legge, sembrerebbe lasciarsi indietro qualche granello troppo grosso per attraversare tutte le maglie della responsabilità penale. Secondo i pm non si tratterebbe più solo di leggerezza nella selezione dei propri interlocutori. Vediamo qual è il quadro probatorio in base al quale i magistrati ne chiedono la condanna.
La “talpa” del Ros
Due sono le condotte contestate a Cuffaro. E la prima risale al periodo immediatamente precedente le consultazioni regionali del 24 giugno 2001. A qualche settimana dal voto, il futuro Presidente della Regione avrebbe appreso da una “talpa” della Procura che il suo amico Domenico Miceli (nel 2006 condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), candidato all’assemblea regionale nelle liste dell’Udc, era stato intercettato mentre conversava con il medico di Brancaccio Giuseppe Guttadauro, già condannato per mafia e nuovamente nel mirino degli investigatori. Cuffaro avrebbe informato dell’accaduto l’interessato e per suo tramite anche il boss, consentendo a quest’ultimo di individuare la microspia e sottrarsi alle attività di indagine.La prova del passaggio di notizie e del ruolo del Presidente si troverebbe anzitutto nelle dichiarazioni rese al processo dalla stessa “talpa”, il maresciallo del Ros Giorgio Riolo. Riolo al momento dei fatti era il tecnico più qualificato di Palermo nell’applicazione delle moderne tecnologie alle attività investigative, il migliore sulla piazza, scelto per importanti operazioni di caccia ai latitanti al fianco del colonnello De Caprio (Capitano Ultimo), noto per aver catturato Totò Riina. Ma il sottoufficiale, come lui stesso racconta, pur nutrendo un’autentica passione per microspie e telecamere, avrebbe avuto la brutta abitudine di rivelare i segreti del suo reparto ad alcuni amici sotto osservazione. Riolo racconta che nell’aprile/maggio del 2001, quando il suo collega, il maresciallo Borzacchelli, gli comunica di aver presentato la sua candidatura alle regionali, in una lista d’appoggio al futuro presidente Cuffaro, lui non può fare a meno di sconsigliargli quella scelta. Gli rivela che sono in corso intercettazioni ambientali in casa Guttadauro e che più volte il boss è stato registrato mentre conversa con Domenico Miceli chiamando in causa Cuffaro. Questa rivelazione costituisce la prima fuga di notizie.
Il ritrovamento della microspia
Sarebbe poi stato Borzacchelli a spifferare tutto a Cuffaro. Secondo gli inquirenti anche il maresciallo dei Carabinieri era solito sfruttare la propria posizione per centellinare informazioni riservate, talvolta anche con modalità ricattatorie. Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Campanella era proprio questo il suo ruolo nell’entourage di Cuffaro, il quale per le regionali 2001 avrebbe appositamente creato per lui la lista Biancofiore, perché venisse eletto all’Ars e lo proteggesse da eventuali indagini. La loro conoscenza risaliva già al 1999, anno in cui il maresciallo, come ammesso dallo stesso Cuffaro, aveva organizzato per lui, con la collaborazione di Riolo, un’operazione di bonifica nei locali dell’assessorato e della sua abitazione privata. Prova di un passaggio di informazioni tra Riolo/Cuffaro/Borzacchelli nei primi giorni di giugno è fornita dai contatti tra le utenze telefoniche (4 giugno Riolo/Cuffaro, 6 giugno Riolo/Borzacchelli e Cuffaro/Borzacchelli) rilevate dal consulente tecnico del pubblico ministero Gioacchino Genchi. Come questa soffiata sia giunta poi fino a Guttadauro lo avrebbe spiegato ai pm un altro amico del boss, il medico Salvatore Aragona (nel 2002 condannato in via definitiva per aver fornito un alibi al mafioso Enzo Salvatore Brusca, falsificandone una cartella clinica). Secondo la sua ricostruzione, confermata anche da testi di polizia giudiziaria, Aragona il 12 giugno 2001 avrebbe raggiunto Miceli presso la sua segreteria e lo avrebbe trovato agitato e preoccupato: era stato avvisato da Cuffaro, informato da Borzacchelli, di essere sotto controllo a causa di una telefonata intercettata in cui Guttaddauro parlava con lui. A quel punto Aragona si sarebbe precipitato in via de Cosmi, a casa del boss, per avvertirlo. Ulteriore e significativa traccia di quanto era accaduto fino a quel momento è contenuta nelle battute del dialogo tra Aragona e Guttadauro registrato da una microspia nascosta nel salotto di quest’ultimo: Aragona spiega al padrone di casa di aver visto Miceli che gli ha detto di un’intercettazione, di cui non si conosce la natura telefonica o ambientale, ma soprattutto spiega al padrone di casa che a Miceli la rivelazione l’ha fatta Totò Cuffaro («a iddu Totò ci u disse»).Da quel momento Giuseppe Guttaddauro si attiva per scoprire di quale tipo di intercettazione si tratti e il 15 giugno, tre giorni dopo la visita di Aragona, è in grado di scoprire la microspia in casa sua e smontarla. Una registrazione avvenuta proprio durante le operazioni di bonifica, mentre ancora altre microspie erano in grado di trasmettere il segnale, sarebbe la riprova della responsabilità dell’imputato Cuffaro. Si sentirebbe, ma non tutti i periti concordano sull’interpretazione, la moglie del boss, la signora Gisella Greco, che di fronte alla scoperta della microspia esclama: «Ragioni veru, ragioni avìa Totò Cuffaro» («Ragione veramente, ragione aveva Totò Cuffaro»).
Appuntamento in Regione
La seconda condotta contestata è invece relativa a due episodi dell’ottobre 2003. Epoca in cui il Presidente ha già ricevuto un avviso di garanzia perché indagato in merito alla vicenda Guttadauro. Principale destinatario della fuga di notizie è in questo caso Michele Aiello, nonché Giorgio Riolo e il maresciallo della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, uomo della Dia e collaboratore del pm Antonio Ingroia. Anche Ciuro, come Borzacchelli e Riolo, avrebbe fatto parte della rete di “talpe”. L’ingegnere Aiello, lo abbiamo già detto, è uno dei più ricchi imprenditori siciliani, nato come costruttore edile e fondatore, tra le altre società, di “Villa Santa Teresa - Diagnostica x immagini” e “Atm”, centri d’avanguardia nel settore della radioterapia e diagnostica per immagini che sorgono a Bagheria. Aiello è stato accusato dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè di essere nelle disponibilità di Cosa nostra e “il fiore all’occhiello” di Bernardo Provenzano, ma lui si è sempre difeso sostenendo di essere vittima di una situazione che in Sicilia non lascia alternative. Secondo i pm ci sarebbe stato un accordo di reciproca utilità tra Aiello e la mafia in nome del quale l’ingegnere, come controprestazione dell’aiuto ricevuto da Cosa nostra per affermarsi economicamente, avrebbe versato ingenti somme di denaro alla famiglia di Bagheria, assunto personale segnalato dall’organizzazione e fornito ad alcuni membri del sodalizio imformazioni sulle attività investigative in corso, rivolte in particolare alla cattura dei boss latitanti Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano. Il 20 ottobre 2003 Salvatore Cuffaro avrebbe convocato in Regione un collaboratore di fiducia di Michele Aiello, tale Roberto Rotondo per discutere di alcune questioni relative ai rimborsi tariffari per le cliniche dell’ingegnere (Aiello e altri imputati del processo sono accusati di aver manipolato le richieste di rimborso al punto da truffare lo Stato per centinaia di migliaia di euro). Il Presidente avrebbe chiosato la conversazione rivelando a Rotondo dell’intercettazione di una telefonata tra Giuseppe Ciuro e l’ingegnere Aiello per cui Ciuro sarebbe indagato, e di indagini a carico di «un certo Riolo». Lo stesso Rotondo ha raccontato l’incontro ai pm, precisando che il presidente prima di licenziarlo gli avrebbe raccomandato di «dire all’ingegnere» quanto gli era stato riferito. La sera del 20 ottobre si registrano diverse telefonate tra Aiello/Ciuro/Riolo/Rotondo che riscontrano quanto già dichiarato da quest’ultimo ai magistrati. Una, la più significativa, con inizio alle 21:23, registra le voci di Aiello, Ciuro e Aldo Carcione, cugino e socio di Aiello, mentre commentano la notizia appena ricevuta da Cuffaro e si propongono di verificarla con le loro fonti. Dice Aiello: «Roberto [Rotondo, ndr.] praticamente l’ha incontrato oggi pomeriggio al Presidente e lui stesso gliene ha parlato. Dice che sta... lui è stato tutto il fine settimana a Roma e ha attinto queste notizie da lì». I tre si mostrano scettici, ma si ripropongono di stare più attenti e Carcione consiglia Ciuro: «Cominciati a taliarti» («comincia a guardarti le spalle»).La preoccupazione è tale che da lì a qualche giorno Aiello, Riolo, Carcione e Ciuro si fanno un “regalo”, ossia nuove utenze telefoniche riservate per parlare con la tranquillità di non essere intercettati. Ma Carcione fa un errore nell’utilizzo del nuovo cellulare e gli investigatori riescono a ricostruire in breve tempo anche la nuova rete clandestina, sui cui fili corrono conversazioni importanti per provare le circostanze e i fatti relativi a un terzo episodio contestato a Cuffaro.
Incontro nel negozio Bertini
Il 31 ottobre 2003 Salvatore Cuffaro incontra Michele Aiello presso il negozio di abbigliamento Bertini a Bagheria. Un appuntamento «in incognito» (secondo le parole di alcuni suoi collaboratori intercettati al telefono) al quale Cuffaro si reca senza scorta e durante il quale, in disparte ma sotto gli occhi dei presenti, il Presidente avrebbe fornito all’ingegnere nuove informazioni sulle indagini a carico suo, di Riolo e di Ciuro. Sulle modalità in cui è stato organizzato l’incontro hanno deposto in aula alcuni uomini dello staff del Presidente, confermando sostanzialmente la natura riservata dell’appuntamento. Sul contenuto dell’incontro esiste invece la registrazione di una telefonata tra Aiello e Carcione (avvenuta sulla nuova rete di utenze riservate) durante la quale l’ingegnere racconta al cugino che Cuffaro ha avuto le notizie da un «collegamento con Roma» e consiglia loro di «aprirsi gli occhi». Nel dicembre 2003 Aiello dirà ai pm che nel negozio Bertini Cuffaro gli aveva parlato di indagini nei confronti suoi, di Riolo e di Ciuro, dichiarazione che ritratterà parzialmente nel corso dell’esame dibattimentale per poi confermarla nuovamente durante l’udienza del 7 febbraio 2006. Di fronte a tutte queste accuse Salvatore Cuffaro si è sempre protestato innocente.
Cuffaro e la mafia
Fin qui le risultanze investigative che proverebbero la rivelazione di segreti d’ufficio e il favoreggiamento semplice. Perché si configuri l’aggravante del favoreggiamento alla mafia occorre ancora provare che il Presidente abbia agito consapevolmente nell’interesse di Cosa nostra o di alcuni suoi affiliati. Riferendo a Miceli delle intercettazioni, Cuffaro prevedeva di favorire il boss Guttadauro e i suoi sodali?Secondo i pubblici ministeri la risposta è indubbiamente positiva, perché nel 2001 Salvatore Cuffaro, per sua stessa ammissione, era perfettamente consapevole del rapporto d’amicizia che univa Domenico Miceli e l’uomo di Cosa nostra, così come era al corrente della condanna per mafia di quest’ultimo, «pertanto quando riceve da Borzacchelli le rivelazioni sull’indagine che ha al suo centro l’attività di Guttadauro quale capo del mandamento di Brancaccio, Cuffaro ha ben chiaro il significato di queste indagini, comprende perfettamente quello che essa può significare per questo importantissimo settore dell’organizzazione mafiosa». Secondo i pm il Presidente avrebbe comunque favorito il boss senza che la sua prestazione si iscrivesse in un esplicito accordo di reciproca utilità, e ciò escluderebbe il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel quadro probatorio presentato da Prestipino, De Lucia e Pignatone, pur apparendo chiaro che Miceli sia stato il candidato di Guttadauro nelle liste di Cuffaro, non vi sarebbe traccia di un patto tra il boss e il Presidente: «Se vi fosse la prova che tale candidatura era stata concordata tra Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Domenico Miceli e Salvatore Cuffaro con l’assunzione di precisi impegni nell’interesse di Cosa nostra e la successiva attivazione di Cuffaro per la realizzazione di quanto concordato, saremmo in presenza, per ciò solo a prescindere da altre condotte poste in essere dall’imputato, di una responsabilità a titolo di concorso esterno nell’associazione mafiosa [...]. Dagli atti però non emerge la prova di alcuna concreta attivazione in questo senso di Cuffaro». Né, secondo i pm, il favore raccolto dalla politica di Cuffaro presso alcuni mafiosi, testimoniato dai collaboratori Antonino Giuffrè e Maurizio Di Gati (già boss nella provincia di Agrigento), comproverebbe l’esistenza di un «patto di scambio politico/mafioso» tra il Presidente e l’organizzazione. Ma in Procura non tutti sono d’accordo con la loro impostazione, anzi. Il pm Nino Di Matteo, ex titolare del processo “Talpe”, ha abbandonato il banco dell’accusa nel novembre del 2006, in disaccordo con i colleghi, convinto che alcuni nuovi elementi di colpevolezza raccolti a carico di Cuffaro fossero sufficienti ad aggravare l’imputazione del Presidente. Una linea, quella di Di Matteo, che era già stata del pm Gaetano Paci (che si era occupato delle prime indagini su Cuffaro) e che è condivisa da altri magistrati. Al punto che in Procura è già stata avanzata, e accolta, la richiesta per l’apertura di un’inchiesta-bis.Le tribolazioni del Presidente potrebbero quindi non finire qui. Per ora l’imputazione è rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento aggravato, ma presto Cuffaro potrebbe di nuovo essere chiamato a difendersi, questa volta dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ultimora
Il 23 gennaio 2010 la Corte d'Appello di Palermo condanna Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato nel processo 'talpe alla Dda'. Rispetto alla sentenza di primo grado la pena è stata inasprita di ulteriori due anni, con l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Dopo la sentenza Cuffaro ha annunciato di lasciare ogni incarico di partito e di voler ricorrere alla Corte di Cassazione.
E' chiaro, dunque, che passerà alla storia. Anzi, ci è già passato...

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Gianni Celeste (Catania, 1964-?)

venerdì 15 gennaio 2010

L'adolescenza travagliata
Nasce nel 1964 sotto il nome di Giovanni Grasso, viene adottato da un viados di nome Bettina che grazie a numerosi sacrifici riesce a fargli frequentare la prestigiosa scuola del patchwork e del decoupage di cui ricordiamo l'inflessibile e competente direttrice Elena Santarelli.
A 13 anni gli viene diagnosticata una grave malattia degenerativa che fa avanzare il suo orologio biologico di circa 35 anni rispetto all'età effettiva, per questo oggi che Gianni ha 18 anni ne dimostra circa 75. In tutta la scienza medica non viene descritto alcun caso del genere, per questo Herman che è il primo e unico uomo afflitto da questa malattia, decide di ribattezzarla con il suo nome, ma dato che non è un luminare della medicina moderna questo non gli è permesso, verrà quindi ribattezzata dal Dr. House Sindrome come quella del film di Robin Williams, mi sembra che si chiamasse Jack'?, in cui il bambino aveva il corpo da uomo [ma questa è un'altra storia - Ndr]abbreviata sindrome di c.q.d.f.d.r.w.,m.s.c.s.c.j.?.i.c.i.b.a.i.c.d.u. A 14 anni in seguito alla morte della madre si trasferisce a Nuova York, travestendosi da donna esibendosi per pochi denari sul bancone di un lurido bar nella hall dell'hotel Hilton, infatti il film Le ragazze del coyote ugly è liberamente ispirato alla sua storia.

La ribalta
Durante una delle sue esibizioni viene notato dal noto produttore americano di origine birmana Pasquale Ciruzzo che decide di trasformarlo in una star, prima di tutto cambia il suo nome per via dell'orrendo gioco di parole che non gli avrebbe mai permesso di spopolare tra i giovani romani. Nel 2003 Pasquale riesce quindi a far comparire Gianni in una puntata di Sex and the City nel ruolo di Jogo, rabbino che dopo aver convertito Samantha a Scienthology, ha un breve flirt con lei, tuttavia gli autori non sono soddisfatti di lui e cancellano il suo personaggio dopo mezza puntata. Tanto è bastato che il giovane pubblico femminile se ne innamora e Gianni si guadagna il titolo di sex-symbol indiscusso.

L'anima glam di Gianni
In quell'anno conduce il prestigioso festival di Torre Vecchia e appare sui rotocalchi rosa per via della sua travagliata storia d'amore con Alda D'Eusanio. I suoi problemi iniziano nella primavera 2004 quando in seguito alla rottura con Alda, Gianni prende il vizio di bere e di alzare il gomito, a quel punto viene completamente bandito dalla tv, nessuno vuole nel proprio programma un'ospite che mentre beve alza il gomito, ma la botta di grazia gli arriva da Maria De filippi, sua grande amica che commenta: insomma perché un uomo dovrebbe alzare il gomito mentre beve? Insomma un po' di coordinazione! In questo periodo di lunga depressione, Gianni inizia a scrivere canzoni, inaspettatamente dalla critica e dal comune senso del buongusto il suo primo cd Male d'ammore riscuote un successo esorbitante tra i giovani bori e truzzi che si rispecchiano nei testi drammatici e sentiti, eleggendolo a stendardo della loro generazione.
Negli ultimi anni, Gianni si impegna nel sociale fondando l'associazione amici degli amici di Maria De Filippi e Massimo del Giudice detto Cavallo Basso. Il suo prossimo impegno teatrale è nell'opera il Signore dei Tranelli in cui interpreta il giovane mago Harry Potter. Purtroppo nel 2007, viene pubblicato il suo lavoro discografico Without Limits allegato a un suo sexy-calendario, causa di innumerevoli suicidi di massa.

Segni Particolari
Ha innovato una particolare tecnica di tenere in mano il microfono utilizzando solo il pollice e l'indice.

Discografia
1 Ricordo d'estate (1985)
2 Il mio cammino (1986)
3 Vol.3 (1987)
4 Vol.4 (1988)
5 Sognando Napoli (1988)
6 Poesie (1989)
7 Attimi d'amore (1990)
8 Un po' del mio cuore (1990)
9 Dieci note in riva al mare (1991)
10 Album (1992)
11 Anima (1992)
12 Stelle (1993
13 Nuvole (1993)
14 Carezze (1994)
15 Racconti (1994)
16 Profumo di... (1995)
17 Neve e... (1995)
18 Canzoni d'amore e di mala (1995)
19 Favole (1996)
20 No stop (1996)
21 Ieri e... (1997)
22 Oggi (1997)
23 Trasparente (1997)
24 I miei successi e... (1998)
25 Emozioni (1998)
26 Ciao (1998)
27 Storie (1999)
28 Passato e presente (1999)
29 For you (2000)
30 Nuovo millennio (2000)
31 Celeste canta....D'Angelo (2000)
32 I miei ricordi.... (2001)
33 Tilt (2001)
34 D'Angelo a modo mio (2001)
35 Incanto (2002)
36 Lei è donna (2002)
37 CuoreAmore (2003)
38 Reality (2003)
39 L'amante (2003)
40 I successi (2003)
41 Video collection (dvd, 2004)
42 Le donne... (2004)
43 Un angelo (2004)
44 ...Io e lui (2004) in coppia con l'artista e amico "Massimo"
45 Successi e inediti (2004)
46 Successi e inediti Vol.2 (2004)
47 Amoreneomelodico (2004)
48 Pe piacere (2004)
49 Musica & poesia (2005)
50 Storie di vita (2005)
51 Indelebile (2005)
52 Inedito (2005)
53 Raccolta di successi (2005)
54 E le sue belle canzoni (2005)
55 La storia continua (2006) in coppia con l'artista e amico "Massimo"
56 I miei pensieri (2006)
57 Without limits (2006) più calendario 2007
58 Momenti e frammenti d'amore (2006)
59 The legend (cd e dvd, 2007)
60 Emblema (2007)
61 Vado forte (2008)
62 Effetto speciale (2008)
63 Senza paragoni (2009)
64 Gianni Celeste & friends (2009)
[fonte Nonciclopedia]

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Luigi Natoli (1857-1941)

mercoledì 30 dicembre 2009

Nato a Palermo in un periodo particolarmente agitato, il piccolo Luigi, all'età di soli tre anni, non poteva certo sapere che indossare una camicia rossa lo potesse far spedire direttamente in galera. Ma così fu per colpa di una madre invasata e scellerata che, in onor di Garibaldi, accolse i Mille con un ardore talmente ardente da ardere tutta la famiglia. Le guardie borboniche, infatti, non gradirono ed eseguirono. La Vicaria li accolse come ha sempre accolto, ed accoglie ancor oggi, i suoi figli migliori e la galera segnò per sempre la sua idea di libertà e di legami parentali.
Il tempo libero, invero, favorì i suoi studi classici ed il futuro del giovane sembrava chiuso tra le pareti di un'aula scolastica. Ma la sua vocazione letteraria lo salvò da un triste destino d'insegnante: stanco di una vita da precario della Lingua Italiana, anticipò la fuga di cervelli portando il suo lontano dalla Sicilia e diventando uno scrittore di successo del genere nazional-popolare da somministrare a piccole dosi.
Vent'anni dopo, come direbbe Dumas padre, la faccenda dell'Unità d'Italia gli sviluppò talmente bene il senso dell'umorismo che il "Capitan Fracassa", predecessore illustre della nostra "Vucciria", lo vide redattore protagonista coi suoi lazzi, frizzi e sgriribizzi satirici.
Anche a quei tempi il "Giornale di Sicilia" pubblicava romanzi a puntate sulle vicende dei Governatori dell'Isola e così il nostro conquistò infine il culmine della notorietà con una inverosimile storia di gente dedita a combattere le ingiustizie, cosa che dalle nostre parti non si è mai vista. E se qualcuno ci ha provato ha fatto pure una gran brutta fine.
Ma la finzione è l'anima del romanzo e se la vita è un sogno i sogni aiutano a vivere, come direbbe a tarda sera un celeberrimo idiota contemporaneo. [Patorno]

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"Babbo" Natale (1520 ca. - ?)

lunedì 21 dicembre 2009

Babbo Natale è una figura mitica presente nel folclore di molte culture che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Si è soliti far risalire l'origine della leggenda alla figura storica di San Nicola, dal quale deriverebbe la versione americana di Santa Claus. Recentemente però un'equipe di studiosi del Dipartimento di Studi Antropologici e Regionali dell'Università di Canicattì (AG), capeggiata dal noto antropologo americano Ebenezer Scrooge, ha fortemente messo in discussione questa teoria anche grazie a nuove - importanti - scoperte. In pratica, Babbo Natale sarebbe siciliano! Negli archivi della Chiesa Maggiore di Bagheria è stato ritrovato, infatti, un documento che attesterebbe l'esistenza di un tale Natale Clausi, personaggio vissuto nella seconda metà del IV secolo. La leggenda vuole che il Clausi fosse considerato, in quello che all'epoca era solo un borgo alle porte di Palermo, lo scemo del villaggio. Questa nomea gli era dovuta a causa del suo strano atteggiamento nei confronti dei compaesani enon solo. Pare infatti che amasse vestirsi con pesanti abiti di lana, anche in piena estate, tutit colorati di bianco e rosso. Ma la sua caratteristica più importante era, sempre secondo la vulgata, l'eccessiva bontà d'animo. Caratteristica che, in un'epoca di turbolenze e politicamente instabile come quella, risultava particolarmente curiosa agli occhi dei suoi compaesani. Pare che Natale Clausi amasse intrufolarsi, nottetempo, nelle case degli abitanti di Bagheria e lasciare loro un piccolo dono come testimonianza del suo incondizionato amore per l'umanità tutta. Cosa che, a quanto pare, diventava ancora più ossessiva nel periodo più vicino alla fine dell'anno. Per questo fu sbeffeggiato e messo all'indice dalla cittadinanza e dalle autorità. Si dice che il borgomastro di Bagheria, ogni volta che lo incontrava per strada, amasse appellarlo così: "Senti Clausi, PRRRRRR...!" Da questa locuzione, storpiata poi nel linguaggio moderno, deriverebbe il nome americano di Santa Claus. [Nella foto una pagina della Gazzetta di Bagheria del Dicembre 1825 che riproduce un disegno di "Babbo" Natale Clausi- foto ANSIA]

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Marcello Dell'Utri (1941-?)

giovedì 10 dicembre 2009

Confessiamo subito di non conoscere il Dell'Utri, se non per sentito dire.

Presupponiamo che sia un onest'uomo, altrimenti non sarebbe arrivato dov'è arrivato... Però non possiamo dire che nel 1964, a 23 anni, abbia lavorato come segretario per Berlusconi, che all'epoca sponsorizzava il Torrescalla, piccola squadra di calcio di cui il nostro era allenatore. Proprio perché non lo conosciamo, né mai l'abbiamo conosciuto. Nè possiamo assicurarvi che sia tornato a Palermo nel 1967, dove si dice che avesse operato di nuovo come direttore sportivo, presso l'Athletic Club Bacigalupo. Dicono che fu durante questa esperienza che conobbe Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, sportivi di talento appartnenti a un piccolo club cittadino denominato Cosa Nostra. Non possiamo dunque ribadire che, fatta una breve ma veloce carriera presso un istituto bancario ora scomparso, nel 1974 sia tornato a Milano per lavorare presso l'Edilnord, su diretta richiesta di Silvio Berlusconi, là svolgendo anche la mansione di segretario. Nè possiamo affermare che abbia seguito, in particolare, i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore dopo che Berlusconi l'ha acquistata - ad un prezzo di favore - dalla marchesina Annamaria Casati Stampa (di cui Cesare Previti era il tutore legale). E di certo non ci sentiamo di dire, perché non ne conosciamo i fatti, che il 7 luglio di quell'anno abbia portato, nella villa di Arcore, il Vittorio Mangano di cui sopra. Il quale, secondo il Tribunale di Palermo, venne assunto da Berlusconi come responsabile per evitare che i familiari dell'imprenditore fossero vittima di sequestro di persona (e non come stalliere, come più volte affermato). Non pretendiamo di poter dire - sempre perché all'oscuro di ogni singolo avvenimento - che, nel 1977, il Dell'Utri si sia dimesso dalla Edilnord per essere poi assunto alla Inim di Rapisarda. Società della quale si disse che avesse relazioni con personalità di spicco della mafia (quali Ciancimino e i Cuntrera-Caruana).
Alcuni malintenzionati affermerebbero poi - ma noi smentiamo, anche se non ne conosciamo i fatti - che il 19 aprile di quello stesso anno sia a Londra, dove pare abbia partecipato al matrimonio di Girolamo Maria Fauci, più comunemente chiamato Jimmy Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada. Ma non possiamo nemmeno ribadire che nel 1982 abbia iniziato come dirigente la sua attività in Publitalia '80, la società per la raccolta pubblicitaria della Fininvest, società della quale si dice sia poi diventato Presidente e Amministratore Delegato. Dicono le malelingue che, un anno dopo nel 1983, nell'ambito di un blitz di arresti compiuti a Milano contro la mafia dei casinò, fosse stato trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo. E che quindi, ma non ne capiamo la consecutio, sia stato promosso l'anno dopo ad amministratore delegato del gruppo Fininvest. L'infame Vincenzo Garraffa, ex senatore del Partito Repubblicano Italiano e presidente della Pallacanestro Trapani, afferma in seguito di aver ricevuto - all'inizio del 1992 - la visita del boss trapanese Vincenzo Virga. L'infamone sostiene che questo Virga abbia detto: «Mi manda Dell'Utri» mentre veniva a riscuotere un presunto credito in nero preteso dal nostro Dell'Utri. Mah?!?...
Ma noi siamo certi della sua santità e non ci sentiamo di poter affermare, quindi che nel 1993 abbia fondato Forza Italia insieme a Silvio Berlusconi, lasciando la carica di presidente di Publitalia '80. Nè che nel 1996 sia stato eletto deputato al Parlamento nazionale. Figurarsi poi se possiamo confermare mai che nel 1995 venne arrestato a Torino con l'accusa di aver inquinato le prove nell'inchiesta sui fondi neri di Publitalia '80 o che, nel gennaio 1996 mentre è imputato a Torino per false fatture e frode fiscale e indagato a Palermo per Mafia, il Dell'Utri sia diventato deputato di Forza Italia in Parlamento. Oppure ancora che nel 1999 sia stato condannato definitivamente - sentenza passata in giudicato - per frode fiscale e false fatture con una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione. O che, come molti vorrebbero che facessimo, l'11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo lo abbia condannato a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, a due anni di libertà vigilata, oltre che all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. E che nel testo che motiva la sentenza si legga: «La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici.»
Non ci sentiamo di affermare con certezza (se non conosciamo i fatti...) che sia mai stato presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato e della Fondazione Il Circolo del Buon Governo. O, altrimenti, che nel 2002 abbia mai fondato il settimanale di cultura Il Domenicale, direttore Angelo Crespi, di cui è tuttora l'editore. Oppure, peggio ancora!, che l'8 febbraio 2007 Letizia Moratti, sindaco di Milano, lo abbia nominato direttore artistico del prestigioso Teatro Lirico, provocando le proteste inferocite di Vittorio Sgarbi. Nè tanto meno che il 10 settembre 2007 sia entrato nel consiglio d'amministrazione del gruppo editoriale E Polis, che pubblica 15 quotidiani free-press in tutta Italia e sia poi diventato presidente della concessionaria di pubblicità, denominata Publiepolis spa. O che, nel febbraio 2008 dopo appena cinque mesi, si sia dimesso in maniera irrevocabile da entrambi gli incarichi.
Forse siamo in grado di poter affermare che, nel 2007, sia stato il senatore più assente: 673 assenze su 1637 (41,1%)?!? Oppure che sia mai stato il fondatore del Circolo dell'Utri di Milano presso il quale ospita numerosi convegni culturali? Oppure ancora che, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 2008 - in un'intervista rilasciata a Klaus Davi - abbia mai affermato che Vittorio Mangano è stato «un eroe, a modo suo» perché «mentre era in carcere (dal 1995 al 2000 - anno di morte Ndr), avrebbe rifiutato - nonostante ripetute pressioni - di fare dichiarazioni contro di lui e Silvio Berlusconi in cambio della scarcerazione»?!? Possiamo invece affermare, perché ce lo ha confidato anche s enon lo abbiamo mai conosciuto, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il regime del ventennio fascista e all'inizio del maggio 2009, in un'intervista al giornalista Klaus Davi, ha dichiarato che Mussolini è stato un dittatore troppo buono per riuscire a vincere la guerra. «Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin.»
Noi, infine, possiamo solo affermare che Marcello Dell'Utri passerà alla storia!
Oppure verrà santificato...
[testo a cura dei f.lli Graviano]
[foto Albo]

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Angelino Alfano (1970- ?)

giovedì 26 novembre 2009

Causa prevista introduzione processo breve [stop] anche questa scheda sarà breve [stop] Angelino Alfano nasce ad Agrigento [stop] e ancora se lo ricordano [stop] Laureato in giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano [stop] si distingue bne presto per le sue doti [stop] quali ancora non si sa [stop] Democristiano da sempre [stop] ha pensato bene di sposare poi la causa di Forza Italia [stop] dimostrando grande coerenza [stop] Dal 2005 è coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia [stop] tradendo il suo mentore, Micciché [stop] aiutando il vecchio amico Cuffaro [stop] perché gli amici non si tradiscono mai [stop] Diventa ben presto, però, il pupillo di Sua Emittenza, Silvio Berlusconi [stop] Tanto che, l'8 maggio 2008, viene nominato Ministro della Giustizia [stop] E ancora oggi ce lo ricordiamo bene [stop] Attualmente risulta indagato dalla Procura di Roma per abuso d'ufficio [stop] Ma le sue geniali intuizioni legislative lo aiuteranno a risolvere ogni pendenza giudiziaria [stop] Il lodo che passerà alla storia col suo nome [stop] unico nel panorama europeo, prevede la sospensione dei processi a carico delle quattro più alte cariche dello stato [stop] per l'intera durata del loro mandato [stop] E meno male che qualcuno [stop] dei pazzi sicuramente [stop] lo ha dichiarato incostituzionale [stop] Anche perché [stop] nel 2002, La Repubblica [stop] noto giornale scandalistico della capitale [stop] rende conto della presenza di Alfano al matrimonio della figlia di Croce Napoli, indicato dagli inquirenti come boss mafioso di Palma di Montechiaro e morto nel 2001 [stop] Con tanto di video amatoriale della festa [stop] ad accertare la cosa [stop] Alfano avrebbe dichiarato a sua difesa [stop] "Credevo di essere su Scherzi a Parte. Sapete quanto è burlone il mio amato presidente..." [stop] Nell'ottobre del 2009 il pentito di mafia Ignazio Gagliardo [stop] lo ha accusato di aver chiesto aiuti elettorali alla mafia [stop] Accusa prontamente rintuzzata dallo stesso ministro [stop] con queste audaci parole [stop] "E che fa? Se un amico ha bisogno gli dici di no?" [stop] Passerà alla storia [stop] e quel giorno saremo tutti un po' più contenti [stop] (La foto è una gentile concessione di Artefatti)

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Raffaele Lombardo (1950-2009)

sabato 14 novembre 2009

Noto calciatore catanese. Ha militato per svariati anni nei campionati cosiddetti politici regionali prima e nazionali poi, occupando quasi sempre il ruolo di regista occulto.
Ha esordito nel lontano 1977 nelle fila delle giovanili della più forte squadra di allora: la Democrazia Cristiana. Qui ha fatto tutta la carriera possibile e immaginabile: da magazziniere a tesoriere nel giro di un ventennio scarso. Quando la squadra, per motivi squisitamente giudiziari (un fallimento improvviso della proprietà), si sciolse, Lombardo contribuì attivamente alla nascita della poco nota CCD (vedi scheda sotto) e della più famosa UDC. Militando, in entrambi i casi, non soltanto nei campionati regionali ma anche in quelli nazionali. Con alcune presenze anche nelle Coppe Europee.

Negli anni Novanta fu al centro di alcune querelle giudiziare. Si parlò di combine e di compra-vendita di partite. Non si è mai saputo l'esatto sviluppo della vicenda: pare che il nostro si fosse appropriato di ingenti somme di denaro, frutto degli incassi stagionali e di varie operazioni illecite durante l'arco di alcuni campionati regionali. Fu dapprima condannato alla radiazione a vita da tutti i campionati nazionali ed esteri, salvo poi essere definitivamente assolto in appello dalla Corte Federale.

Nel 2005, stanco di essere preso sotto gamba dalla dirigenza della società che lui stesso aveva aiutato a fondare, decise di mettersi in proprio. Fondò così l'MPA (Movimento Popolare per le Autonomie), squadra della fu ed è presidente unico, dirigente massimo, giocatore e magazziniere.
Con questa sua nuova creatura si è tolto le maggiori soddisfazioni possibili arrivando perfino a disputare un Campionato Europeo per Club, giocando insieme alla compagine del Nord Italia (La LEGA) capitanata dal mitico funambolo padano Umberto Bossi. Grazie ai successi ottenuti con questa compagine, Lombardo riuscì ad arrivare - in tempi brevissimi - ai massimi livelli dirigenziali della Federazione Regionale Siciliana di Sport Politici (FRSSP). Ne fu eletto presidente, con un gran consenso di voti, il 14 aprile del 2008.

La sua presidenza è stata una delle più tormentate e, ahilui!, anche una delle più brevi della storia della FRSSP. Lombardo infatti fu costretto ad abbandonare la presidenza nel novembre del 2009, dopo aver fatto fuori politicamente una lunga serie di avversari storici ed ex-amici quali Totò Cuffaro e tutta la corrente ex-democristiana a lui facente capo.

Passerà alla storia per... Ehm, passerà alla storia per...
Mmmm... Ma siamo sicuri che passerà alla storia?!?

La sua carriera:
1977-1994 Democrazia Cristiana (dalle giovanili alla serie regionale)
1995-2002 Centro Cristiano Democratico (Serie regionale)

2002-2005 Unione Di Centro (dalla serie regionale alla Serie A)
2005-2009 Movimento Popolare per l'Autonomia (Serie A; Campionato Europeo per Club)

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